Hegel a Berlino

Tra i tanti binomi presenti nelle trame berlinesi ce ne è uno che sembra destare sempre una forma di rigetto e smarrimento ovvero quello di Hegel e Berlino.

Soprattutto per i ragazzi dell’ultimo anno di Liceo venire a Berlino e sentire il nome del tanto famigerato, quanto spesso difficilmente comprensibile, Georg Wilhelm Friedrich Hegel, comporta sempre reazioni strane. In verità è proprio qui in questa città, e non nei libri, che può essere ammirato al meglio il valore storico della riflessione del padre di ogni Idealismo.

Se è vero che spesso molti visitatori sanno di come il grande filosofo trovò proprio in questa città la conclamazione definitiva nell’Olimpo della filosofia Universale, correva difatti l’anno 1818 quando venne chiamato a tenere la cattedra di Filosofia della Humboldt Universität (per poi divenirne Rettore nel 1829), è spesso altrettanto difficile capire cosa abbia a che vedere la Berlino di oggi con lo Spirito Assoluto di Hegel. Come può la città del Muro, delle divisioni e dei contrasti epocali essere stata un tempo anche la casa di quel filosofo che teorizzò la sistematicità e l’ordine quasi geometrico della conoscenza? Come si sposano le architetture post-moderne e la topografia disordinata di una città caleidoscopica con l’idea di una razionalità assoluta? Come può una città con due centri, tre Opere cittadine, due Sale Filarmoniche essere stata la patria dello spirito assoluto hegeliano?

Beh le risposte non sono tra le più semplici, specialmente davanti ad uno schermo di computer. Si dovrebbe forse andare là, camminare sulle tracce di quella fase tanto rivoluzionaria per lo Spirito tedesco tutto: si dovrebbe dare una occhiata alla Humboldt Universität e poi tuffarsi nella imponenza dell’Isola dei Musei, polo museale più grande al Mondo con la pretesa di raccontare 5000 anni di storia, dalla antica Babilonia al Romanticismo, coevo proprio allo stesso Hegel. Quell’Isola architettonica è anche un Isola del pensiero e del desiderio, un’isola che racchiude un’ambizione intima della Storia prussiana.

L’Isola dei Musei è figlia di una storia lunga almeno cent’anni che dal cantiere dell’ Altes Museum di Schinkel aperto nel 1823 si chiuderà con il Pergamon Museum concluso nel 1930: in essa sono custoditi non solo patrimoni dell’umanità, dal busto di Nefertiti al Viandante di Caspar David Friedrich, quanto un desiderio inespresso di poter dare rappresentazione agli sforzi culturali tutti dell’Umanità intera.

Quel sogno hegeliano di una sistematizzazione dei saperi, delle abilità e dei destini, che potrebbe oggi sembrare totalizzante e soffocante, trova proprio nell’Isola dei Musei la sua espressione più efficace e significativa. Forse quello a cui pensava Hegel non era tanto l’idea di un ordine politico e storico assoluto quanto di un grande luogo dell’incontro di culture, storie, tracce di mondi lontani ma accomunate dall’universalità del genio e dell’ingegno umano.

Tornare sulle tracce dei filosofi significa sempre poter cogliere la relazione esistente tra le scelte politiche e architettoniche e i desideri intimi di un’epoca. Il pensiero del prussiano Hegel aveva forse colto, in questo senso, il potenziale dell’incontro spaziale tra culture universali, dalla Magna Grecia ai Romantici, dai Faraoni lontani al ‘500 fiammingo.

Vedere l’Isola al giorno d’oggi, perennemente incrociata da autobus, gruppi turistici e risciò, lascia trasparire un velo di nostalgia verso quel periodo della intuizione e della spinta visionaria del grande ‘800 tedesco, di cui G.W.F. Hegel fu il grande maestro.

 

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