Il grande peso di Germania

Tra i vari monumenti a ricordarci un certo passato inquietante della nostra Berlino c’è sicuramente lo Schwerbelastungskörper (la traduzione suona più o meno così: “corpo da tenuta pesante”).

Lo SBK è un grande blocco di cemento di dimensioni piuttosto esagerate (18 metri sottoterra più 14 metri in superficie per un diamtero di 21 metri) e peso imponente (12.650 tonnellate complessive); in fin dei conti si tratta di un intervento ingegneristico con la finalità di provare la tenuta del terreno della capitale nel quadro della costruzione della grande Germania al tempo del nazismo. Per chi non lo sapesse, Germania era il nome di quella che sarebbe dovuta diventare Berlino ovvero la capitale imponente del terzo reich.

La costruzione dello SBK, la cui vista al giorno d’oggi fa sorridere qualcuno e forse tremare qualcun altro, è da considerare all’interno di quella visione hitleriana imperialista e faraonica che vedeva in Berlino/Germania la capitale assoluta dei secoli a venire.

Si! Proprio così, Berlino doveva diventare la capitale del mondo (Welthauptstadt): progettista della grande visione hitleriana doveva essere Albert Speer, considerato il “primo architetto del terzo reich” che si era proprio immaginato una grande capitale costruita su due assi imponenti, da costruirsi sulle classiche direttive Nord-Sud e Est-Ovest.
Il cuore di tutta questa visione megalomane doveva essere una grande cupola che potesse ospitare fino a 250000 persone e che dovesse avere una dimensione di 315*315 metri alla base e giungere a più di 300 metri complessivi d’altezza; insomma si! La cupola più grande del mondo che chiaramente richiedeva un certo tipo di tenuta del terreno, da qui la costruzione del nostro imponente SBK.

Rileggendo ora quei progetti, la prima cosa che non può sfuggire è proprio questo desiderio di essere i “più grandi”, i “più alti” o i “più grossi”; d’altronde questo bisogno infantile di primeggiare è uno dei profili più evidenti di tutto il nazionalsocialismo. C’è tuttavia un ulteriore aspetto, quello di realizzare qualcosa di unico ed esemplare per le civiltà a venire che potesse scriversi nella topografia di una città ed avere come soggetto centrale la “comunità nazionale tedesca”, che poi era quella società “ariana”, “germanizzata” e “pura” di cui costantemente parlavano i nazisti. Considerando il prezzo pagato per la sola progettazione di questa megalomania meglio non chiedersi come sarebbe andata nel caso di una sua realizzazione.

Ma in fin dei conti quella cupola, come del resto i vari archi di trionfo non vennero mai costruiti: quello che rimane oggi sono delle tracce di quella mania compulsiva, sparse qua e là come frammentate. Al posto della grande cupola c’è oggi la Hauptbahnhof; mentre degli assi è rimasta forse una linea ma confusa, da un lato con i vecchi assi della città quasi-imperiale prussiana, dall’altra con i colori, le bizzarie e le tendenze di una città si capitale, ma un po’ a suo malgrado. Certo ci sono l’ ex-aeroporto di Tempelhof, oggi centro dello svago estivo dei berlinesi in biciclette e pattini, come del resto lo stadio olimpico, meta di migliaia di visitatori italiani a benedire il luogo della finale dei Mondiali 2006.

Ma forse in fin dei conti è proprio il nostro Schwerbelastungskörper, con i suoi 12 milioni di Kg messi lì ad aspettare di sprofondare, o forse no, nel sabbione berlinese, a raccontarci più di tutti della grande vanità del nazionalsocialismo e del nocciolo più imbarazzante del grande sogno di Germania.

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