La Nuova Oggettività

Il termine Neue Sachlichkeit (Nuova oggettività) emerge nel panorama della estetica tedesca grazie ad una mostra che venne inaugurata alla Kunsthalle di Mannheim nel giugno 1925. In pochi anni essa si diffuse da Berlino a Monaco fino a Kassel.

Molte esperienze dell’arte tedesca del primo dopo guerra, raccontate soprattutto nelle sale espositive della Berlinische Galerie a Berlino, sono riconducibili al quel movimento, forse definibile attorno ad una sorta di “Manifesto”, presente in molte esternazioni di artisti oggi fondamentali per capire lo spirito tedesco tra le due guerre.

Tra loro spiccarono Max Beckmann, George Grosz, Otto Dix e molti altri: il fulcro di quel movimento potrebbe essere rinvenuto in un bisogno tanto esplosivo quanto razionale e controllato di fare riemergere la realtà la fuori, il “mondo delle cose” come ebbe a dire Beckmann, “nella loro assoluta oggettività e autenticità”. Lo strazio della Prima guerra mondiale spinse molti di questi pittori ad esigere dall’arte un´attenzione per il reale, al di là dei sentimentalismi, al di la degli espressionismi e della dimensione onirica.

Questa esigenza di rappresentare il “mondo oggettivo” nelle forme di soggetti reali come banchieri (Georg Scholz), uomini d’affari (Heinrich M. Davringhausen) piuttosto che donne a passeggio (Rudolf Schlichter) aveva la funzione di superare i disastri del conflitto con un radicale senso di aderenza al reale, alla vita quotidiana delle persone. Passeggiando per le stanze della Berlinische Galerie, nonostante i quadri di Grosz piuttosto che Dix ci mettano in uno stato di angoscia profonda, abbiamo in realtà la percezione di un senso realista, quasi iper-realista; ma d’altronde come ancora Beckmann sul finire della guerra scrisse: “L’unica cosa che può ridefinire un senso della nostra esistenza, altrimenti inutile ed egoista, è indicare agli uomini un immagine del loro destino”.

Questa ossessione dell’immagine, intesa nel suo essere immagine di una realtà tutta da ricostruire ma al tempo stesso presente come destino della società contemporanea fa della Neue Sachlichkeit un momento di superamento delle estetiche cosidette avanguardiste come il cubismo e il dadaismo, avvicinando l’arte ad una meccanicità ed ad un senso formale rivoluzionario, in sintonia forse con l’esplosione coeva (1928) del sistema reflex che così a fondo rivoluzionò la percezione fotografica da parte delle masse.

La stessa Bauhaus sarà segnata in maniera evidente da questo richiamo al formalismo radicale proposto dalla Neue Sachlichkeit soprattutto nei lavori di Bruno Taut e Martin Gropius, ancora molto presenti nella topografia della Berlino di oggi. Guardando il mondo per quello che è, al di là della sua endemica tragicità, esso ci può forse indicare delle prospettive, delle linee e dei punti di fuga, attorno a cui, come disse il maestro della Bauhaus Walter Gropius, “esperienza e conoscenza non possono che convergere e definire il mondo a venire”.

 

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