Riflessioni sull’Olocausto

Per i turisti in visita a Berlino, uno degli argomenti quasi onnipresenti è quello del Nazismo e dell’Olocausto. Un argomento difficilissimo da affrontare perché si tratta di una serie di eventi che ha veramente scardinato la logica occidentale. È possibile credere all’intelletto, alla ragione, a un senso dopo l’Olocausto? Come avvicinarsi a questo mostro immane da cittadini del XXI secolo?

Spesso notiamo una sensazione d’impotenza, di rassegnazione, di rabbia e di tristezza che tolgono il senso a tanti, forse a tutti i fondamenti della nostra vita. Ci ricordiamo di Primo Levi, “Se questo è un uomo”… “Voi che vivete sicuri nelle vostre tiepide case… Considerate se questo è un uomo, che lavora nel fango, che non conosce pace, che lotta per mezzo pane, che muore per un sì o per un no… Meditate che questo è stato: vi comando queste parole. Scolpitele nel vostro cuore, stando in casa andando per via, coricandovi, alzandovi…”

E in effetti questo grido disperato del non scordarsi a Berlino è vivissimo. La cultura del ricordo è vissuta in ogni angolo. Personalmente a volte mi chiedo se basta ricordare, e come rapportarmi psicologicamente a questo ricordo per evitare di esserne schiacciata. Cosa ci fa desistere dal dire: “L’Olocausto ha dimostrato una brutalità talmente insensata da togliere ogni senso alla vita”?

Questi sono argomenti che da guida Berlincolor discuto spesso con i turisti e i ragazzi che accompagno a scoprire Berlino. E spesso mi ricordo di una storia che mi aiuta tanto. Qui in Germania ho studiato tra l’altro ingegneria, e uno dei corsi che seguivo era quello di aviazione. In questo corso abbiamo studiato un caso di un aereo precipitato e siamo andati ad analizzarne le cause. L’aereo precipitato lo confronto spesso con l’Olocausto, un evento terribile che mi sembra togliere ogni base alla logica: “Perché sono dovuti morire i passeggeri di questo aereo?”

In questo corso abbiamo imparato che ci sono quasi venti sistemi indipendenti l’uno dall’altro per impedire che un aereo precipiti. Nel caso dell’aereo precipitato, tutti i sistemi per un motivo o per l’altro non hanno funzionato. Ma si tratta di un evento statisticamente rarissimo. Pensando a questi venti sistemi indipendenti, riesco almeno per me Karin a trovare un senso. Noi guardiamo all’Olocausto come all’aereo precipitato, ma non guardiamo alle migliaia di volte in cui obbrobri sono stati evitati.

Nel nostro piccolo non possiamo fare tutto, ma possiamo far sì che almeno uno dei venti sistemi funzioni. Possiamo essere cittadini responsabili e attenti. Possiamo vivere i valori in cui crediamo: tolleranza, rispetto, libertà di pensiero e di parola. E possiamo scegliere di non farci opprimere dall’Olocausto ma di viverlo come una motivazione a fare una differenza, per quanto piccola, nel nostro mondo di oggi.

 

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