Tra Hans Scharoun e Mies van der Rohe

Ricordo che la prima volta che venni a Berlino mi sentii piccola piccola di fronte a questa enorme città con mille angoli tutti diversi. Non riuscivo a coglierne, a descriverne l’anima. Oggi, dopo otto anni, non lascerei il mio appartamentino berlinese per nulla al mondo. Perché Berlino un’anima ce l’ha eccome, e l’adoro: la libertà della diversità.

A Berlino incontri il politico workaholic e il gay newyorkese, il tassista turco che pretende che la figlia sposi un musulmano e il manager in bicicletta che fa la spesa solo al supermercato biologico. A livello architettonico, quest’energia dei poli opposti si manifesta stupendamente al Kulturforum vicino a Potsdamer Platz.

Perché da una parte trovi l’assoluta ricerca estetica della Neue Nationalgalerie di Mies van der Rohe. Un capolavoro di vetro e acciaio che per lui rappresentava l’ideale di “spazio universale” e che non aveva bisogno di tener conto della funzione pratica dell’edificio, anzi: le opere d’arte della galleria sono esposte soprattutto nel piano interrato e ci sono notevoli problemi di spazio. Ma va bene così, perché stiamo parlando di Mies van der Rohe, una vera e propria leggenda del modernismo.

Mentre a pochi metri di distanza trovi la Filarmonica. E qui stiamo parlando di Hans Scharoun, uno che va a costruire proprio tutto intorno alla funzione dell’edificio. Per “concentrare al massimo l’attenzione del pubblico sulla musica” (per dirla con il grande dirigente Herbert von Karajan), Scharoun creò infatti una spazialità di tre pentagoni che si intrecciano tra loro. Così nessuno spettatore si trova mai a più di 30 metri dal palco. Un incredibile edificio di “architettura organica” che ispirò, tra i tanti, Frank Gehry e Renzo Piano.

Ormai… sono proprio questi opposti che mi fanno sentire a casa. E mi piace tanto pensare che dopo tutte le atrocità passate, Berlino abbia veramente saputo riaccendere proprio quello spirito aperto e tollerante che già la contraddistingueva ai tempi dell’Editto di Potsdam… Utopia? Forse. Ma Berlino ha molto di utopico.

 

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