Walther Rathenau: il Matteotti tedesco

Un altro capitolo avvincente del riflesso italo-tedesco che ci capita spesso di raccontare è quello del destino in parte convergente di due grossi personaggi politici del primo dopoguerra. La figura di Walther Rathenau è sicuramente chiave per capire la crisi degli anni ’20 e l’avvento del Nazismo quanto quella di Giacomo Matteotti per il caso italiano. Di Matteotti si sa già molto ma chi era Walther Rathenau?

Walther era espressione di quella società ebraico tedesca integrata ed assimilata della fine del XIX secolo, figlio di Emil, il fondatore della più conosciuta AEG. Tutta la vita di Walther sarà segnata da quella storia di emancipazione e integrazione.

La gioventù la passerà tra Berlino e Monaco dove studierà prima fisica e filosofia, finendo poi per specializzarsi in ingegneria meccanica proprio al Politecnico di Monaco. A partire dalla Prima guerra mondiale inizierà poi ad introdursi nelle trame del potere politico prussiano, divenendo prima responsabile di un ufficio del Ministero della guerra e poi, appena conclusasi la Prima guerra mondiale, emergendo come figura di spicco del liberalismo democratico, fino alla costituzione del primo Partito democratico tedesco (DDP). La consacrazione come politico di alto rango avverrà con la chiamata a Ministro per la ricostruzione e poi come Ministro degli esteri della Repubblica di Weimar. Il 24 giugno 1922 Walther Rathenau verrà ucciso in un attentato nel quartiere di Berlino-Grunewald.

Accostare questa figura liberale a quella del socialista (unitario) Matteotti permette di leggere queste due biografie, politicamente così diverse seppur accomunate chiaramente da un crudele destino, nello stesso contesto politico: il quadro è quello degli anni ’20, segnati dalla propagazione di una visione del mondo centralizzante e fascista che tanto in Italia quanto poi più tardi in Germania, determinerà la definizione di una società senza battitori liberi, senza opinioni alternative ma accecata dall’idea di un pensiero unico, reazionario, razzista e monocolore.

Col senno di poi si capisce quanto la figura di Rathenau (come quella di Matteotti per altri versi e di molti altri ancora) fosse la contraddizione vivente (e scandalosa) del verbo reazionario, nel segno di una integrazione riuscita degli ebrei tedeschi, non più come ebrei ma appunto come “cittadini” democratici, liberali, integrati…tutto questo era troppo; tutta questa aria di libertà, futuro e speranza era troppo per il pensiero unico insorgente.

Walther Rathenau non verrà ucciso dai nazi-fascisti, come accadde a Matteotti in Italia, anche perchè il partito nazista ancora non esisteva, ma verrà ucciso per le stesse ragioni soffocanti, dell’odio razziale, dell’odio culturale, del bisogno cieco di annientare, distruggere, cancellare la presenza di altre culture, pensiero o visioni del mondo.

A Berlincolor piacciono le differenze, le sfumature, le alterità… per questo motivo ci va di raccontare storie come quella di Walther Rathenau e di moltri altri ancora.

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